Diventare Mamma e Papà

Tutto ha inizio da un bastoncino di plastica. Anzi, da una pipì e un bastoncino di plastica. Quei pochi minuti che separano dal risultato sembrano interminabili. C’è chi lo posa sul davanzale ed inganna l’attesa parlando con il partner, chi non lo perde di vista un attimo e chi lo consegna tra le mani di parenti o amici dal cuore impavido. Qualsiasi siano le modalità di svolgimento, quello che conta è il risultato.
Quelle due linee o la dicitura ”incinta” stravolgono completamente la vita. C’è poi chi non si fida e di test ne fa due, tre, “perchè uno puo’ sbagliare, in fondo sono affidabili solo al 99,9999%” o chi si imbatte nelle temibilissime “bhcg”. Un’analisi ematochimica finalizzata alla rilevazione dell’ormone che attesta l’impianto della gravidanza.
Si, in teoria. In pratica, dalle tre alle sei ore di ansia, di “e se non crescono?”, di cornetti, cipster, crackers (che almeno sono light visto che già si vede la pancia) e di mariti distrutti. Per fortuna, soprattutto dei papà, le bhcg crescono, aumentano in maniera esponenziale cosí la futura mamma sussurrerà timidamente un’altra paranoia all’orecchio del fortunato, “e se fossero due?”. “Quindi a quel punto necessita un quadro completo e chiaro della vicenda”, pensa il papà , parte razionale e “ormonefree” della situazione. Serve un’ecografia, si pensa. Le previdenti hanno già un ginecologo di riferimento, la maggior parte delle donne invece cade nuovamente nel panico. Iniziano le lunghissime consultazioni, si annotano le esperienze di parenti, amici, conoscenti, amici di conoscenti, amici degli amici. E dopo giorni…fumata bianca. Si ha il nome, si prende l’appuntamento, ovviamente si va in ansia. Soprattutto quando a cinque settimane, “Signora torni tra ventuno giorni, per il momento si vede solo la camera gestazionale”, e da lí mariti con google alle mani, mamme e suocere che raccontano la storia di quella vicina di casa e naturalmente ansia.
Ventuno giorni di sintomi di ogni genere, ovviamente sintomi che lasciano presagire qualcosa di brutto. Nausea, mal di pancia, mal di schiena, mal di testa, alluce valgo e quella contagiosa allegria che accompagna le gestanti per le prime dodici settimane di gravidanza.
Il bello delle future mamme è proprio questo, la positività. Per questo motivo è necessario avere appoggio, affetto e coccole e anche qualche buona informazione. Per evitare attacchi di panico, palpitazioni ed orticarie infatti é sconsigliato sottoporsi a visita e al controllo ecografico prima dell’undicesima settimana, proprio perchè l’impianto potrebbe essersi verificato dopo i nostri calcoli e dunque rischieremmo di non vedere nulla dall’eco. Ricordiamoci sempre, a meno che non si abbia la certezza sulla data del concepimento, che i calcoli sono approssimativi e che penserà a tutto Madre Natura. Inutile anche fare trecentocinquantamila ecografie. Il cucciolo sta bene e starà lì per circa nove mesi. Nelle gravidanze fisiologiche (diverso è se c’è un problema) ne bastano tre, una a trimestre. Che poi si esageri, facendone una al mese è ancora comprensibile ma incrementare ulteriormente il numero dei controlli porta all’esaurimento nervoso, oltre che alla bancarotta. In realta’ se la gestazione non mostra particolari problemi basterebbe farsi seguire da un’ostetrica (la specialista della fisiologia), eseguire gli esami ematochimici e quelli delle urine e procedere alle tre ecografie con relativi screaning.
Tra il dire e il fare però…c’é di mezzo l’ansia!! E dunque mille analisi e mille pipì e la terribile toxoplasmosi. Tutti i mesi, nove mesi di toxoplasmosi. Con la toxo in realtà c’è poco da scherzare, ma anche in questo caso “take it easy”. Sterilizzare il broccolo e lavarlo con amuchina dopo averlo bollito a 100 gradi centigradi nel bicarbonato non serve, se non a far passare l’appettito. È sufficente lavare bene frutta e verdure, evitare carni al sangue e carpacci, salumi crudi non stagionati e non fare giardinaggio o cambiare la lettiera del gatto a mani nude. Tutto il resto é noia, anzi…para…noia.

Altro must per mamme e anche papà è iniziare ad ipotizzare il sesso e papabili nomi già dal momento del positivo. E dunque si cominciano a guardare forme di panze, ad interrogare strani calendari e persino fondi del caffé. Ma niente da fare, la certezza sul colore del fagotto arriverà nelle migliori delle ipotesi con gli screaning prenatali e dunque intorno alle quindici settimane, altrimenti con morfologica e amniocentesi qualche settimana dopo.
Dal momento della certezza ha inizio il delirio. Shopping compulsivo, totonome ed i fantastici consigli non richiesti. Ebbene si, le donne incinte stanno ai consigli indesiderati come i piccioni ai monumenti. Chiunque si sentirà leggittimato a suggerire di tutto andando a rimpilzare la già nutrita schiera di dubbi. In questo caso la strategia migliore é sorridere, lasciarsi scivolare tutto addosso e frequentare un buon corso di accompagnamento alla nascita. Sorridere è fondamentale, rilassa i muscoli e contribuisce al rilascio di ossitocina indispensabile all’innesco del travaglio.
Non dimentichiamoci nemmeno che coloro che ci danno consigli con molta probabilità ci faranno un regalo, quindi si, ricordiamoci di sorridere. Potrebbe essere utile fare una lista nascita e dunque indirizzare all’acquisto i nostri cari. Quegli stessi cari che a poche settimane dal parto sentiranno l’esigenza di condividere con noi la storia di quella loro amica che ha dato alla luce il pargolo dopo 10 giorni di travaglio nel deserto. Bene, sorridete anche in quel caso e respirate così come vi hanno insegnato al corso preparto.
Ogni parto é a se, e comunque andrà sarà il momento più importante della vita di una mamma. Il momento in cui gli sguardi si incontreranno sarà magia. Ogni cicatrice si risanerà , persino le emorroidi saranno più simpatiche. È nata una nuova storia d’amore, é nata una nuova famiglia.
Certo, arrivati a questo punto é importante prendersi del tempo per conoscersi, coccolarsi e stabilire i nuovi ritmi. Per un po’ dunque dispensate dalle visite, dai brodi di pollo, dalle palpatine di tette per testare la quantità e la qualità del latte e finalmente rilassatevi. Il meglio deve ancora venire.

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